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La legge 447/1995 stabilisce i princìpi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico nonché le competenze dei diversi organi interessati (Presidente della provincia, il presidente della giunta regionale, il prefetto, il Ministro dell’ambiente e il Presidente del Consiglio dei ministri). Ai comuni vengono affidati, in particolare, la classificazione acustica del territorio comunale ed il controllo del rispetto della normativa in materia di inquinamento acustico, anche attraverso l’adozione dei regolamenti per l’attuazione della normativa statale e regionale e le funzioni amministrative relative ai controlli.

Il Comune, nella persona del Sindaco, esercita la propria attività di controllo attraverso l’’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) nella fase preliminare. Il superamento dei valori limite di rumore differenziale di immissione, stabilito dalla vigente normativa, è documentato al Comune dall’ARPA  e determina la necessità di intervenire a tutela della salute pubblica attraverso il potere di ordinanza “contingibile e urgente”. In caso di superamento dei valori di attenzione per la esposizione della popolazione a rumore, vige l’obbligo per il Sindaco di adottare piani di risanamento, oppure misure cautelari o azioni urgenti sino all’inibizione parziale o totale di talune attività̀.

In caso di mancata adozione da parte del Comune delle necessarie misure di riduzione e contenimento dell’impatto acustico, il cittadino che si trovi in situazione di inquinamento acustico può ricorrere al Tar nei confronti della pubblica amministrazione oppure ricorrere al Giudice Ordinario nei confronti del soggetto che produce rumore, fatta comunque salva la tutela in sede penale.

Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione (Cass. civ. 23.5.2023, n. 14209) ha ampliato la tutela in favore del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Per la Suprema Corte il privato che lamenti la lesione del diritto alla salute, del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà, cagionata da immissioni rumorose,  può agire avanti il Giudice Ordinario per ottenerne la condanna a porre in essere gli “interventi idonei ed esigibili per riportare le immissioni acustiche entro la soglia di tollerabilità, ossia quegli interventi orientati al ripristino della legalità a tutela dei diritti soggettivi violati” ed a risarcire il danno patito in conseguenza delle immissioni nocive.

Infatti, La P.A. è tenuta ad osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni e, quindi, il principio del “neminem laedere”, e quindi può essere condannata a provvedere per riportare le immissioni al di sotto della soglia di tollerabilità.

 

All’origine della sentenza della Cassazione, che trova pochi precedenti la giurisprudenza di merito, sta la sentenza di un Tribunale che era stato chiamato a decidere sulla domanda di alcuni cittadini che avevano evidenziato la presenza di rumori che violavano il diritto al riposo e alle normali occupazioni e ne chiedevano pertanto la cessazione. Il tribunale aveva quindi condannato la P.A a far cessare le immissioni di rumore e ad adottare le cautele idonee a riportare dette immissioni entro la soglia della normale tollerabilità nonché al pagamento in favore degli attori della somma di € 20.000 per ciascun attore, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale.

Post Author: f.beretta

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