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Uno tram storico in corso Sempione a Milano

Viaggiare con i mezzi pubblici ha innumerevoli vantaggi, ma comporta anche degli inconvenienti. Tipico e ricorrente è il caso di ritardo nel trasporto ferroviario.

La normativa nazionale e comunitaria tutela il viaggiatore che abbia subito un ritardo con una tutela indennitaria. Vengono assicurate forme di indennizzo per le ipotesi di cancellazione, interruzione o ritardo nel servizio. Ciò, però, non sempre è sufficiente a risarcire tutti i danni patiti dal viaggiatore.

In una recente sentenza (Cass. Civ.  28244/2023) – che riprende principi già precedentemente dettati (Cass. Civ . 7754/2020) – la Suprema Corte ha ritenuto che, ricorrendone i presupposti, il viaggiatore abbia diritto alla tutela risarcitoria per ulteriori pregiudizi tutelati.

I due casi portati all’attenzione della Corte di Cassazione sono analoghi e si riferiscono ad episodi in cui un treno era giunto a destinazione con circa 24 ore di ritardo, ed i viaggiatori erano stati tenuti in condizioni di carenza di cibo, riscaldamento e possibilità di riposo.

La corte afferma che il contratto di trasporto impone al vettore di informare il viaggiatore sulle variazioni al servizio di trasporto (cancellazioni, ritardi, ecc.) non appena queste informazioni siano disponibili. Infatti, in caso di ritardi superiori a 60 minuti, il viaggiatore ha diritto di scegliere se proseguire per la destinazione finale con un itinerario alternativo a condizioni di trasporto simili, o se posticipare il viaggio ad altra data.

Il fatto che i bollettini metereologici avevano chiarito in misura sufficiente la situazione di maltempo   avrebbe dovuto indurre l’esercente il servizio di trasporto ferroviario a predisporre, con precauzionale diligenza, misure organizzative di assistenza, indipendentemente, cioè, dalla possibilità di porle in essere, in forma ridotta, una volta concretizzata la situazione di emergenza.

Essendo venuto meno a tale obbligo di natura contrattuale, di conseguenza, incorreva sul vettore l’obbligo di risarcire il danno patrimoniale (rimborso del costo del biglietto e dell’abbonamento) ma anche il danno non patrimoniale sotto forma di danno esistenziale.

La Suprema Corte sottolinea che la tutela riparatoria del danno non patrimoniale, estesa a situazioni giuridiche soggettive di rango costituzionale lese, anche senza condotte integranti reato, risponde alla «tutela della libertà di autodeterminazione e di movimento che trova riconoscimento nella superiore normativa della Carta costituzionale».

Nel caso di specie la Cassazione ha confermato le precedenti sentenze di merito con cui il Tribunale aveva confermato la decisione del locale giudice di pace che aveva condannato la società ferroviaria al pagamento di cinque euro e venticinque centesimi a titolo di ‘indennizzo da ritardo, e quattrocento euro a titolo di risarcimento del ‘danno esistenziale.’

Post Author: f.beretta